Il fegato grasso

Quando il fegato è grasso

Il termine "fegato grasso" o steatosi descrive non tanto una malattia quanto una realtà anatomica. Come risposta a varie cause il grasso si accumula dentro gli epatociti in grandi o piccole gocciole (steatosi macro o microvescicolare). Questo quadro può essere evidenziato dall'ecografia e ben riconosciuto alla biopsia epatica. Molte sono le cause della steatosi.


Negli anni più recenti, la definizione di steatosi epatica non alcolica (NAFLD) ha raccolto tutti quei casi nei quali il grasso si accumula nel fegato senza la responsabilità dell'alcol.
La steatosi non alcolica (con la sua capacità di progredire anche verso l'epatite, la fibrosi, la cirrosi e l'epatocarcinoma) è considerata una delle cause più importanti di epatopatia nei Paesi industrializzati. In uno studio epidemiologico italiano, la steatosi è stata evidenziata ecograficamente quasi in un quinto della popolazione normale e nella maggior parte delle persone obese. La stretta correlazione fra fegato grasso, abitudini alimentari, obesità e sindrome metabolica, fa ritenere che la steatosi stia diventando un fattore causale di malattia del fegato sempre più importante. Ed è confermato che le transaminasi elevate - come espressione di steatosi non alcolica e non di epatite cronica virale o consumo di alcol - possano indicare anche un maggior rischio di cardiovascolare e di cardiopatia ischemica.
I fattori di rischio principali sono l'obesità, il diabete e le dislipidemie (il termine indica la presenza di grassi elevati nel sangue, come il colesterolo e i trigliceridi). Il fegato grasso fa parte della cosiddetta "sindrome metabolica" caratterizzata da resistenza insulinica, iperglicemia, dislipidemia, obesità e ipertensione. La diagnosi di sindrome metabolica si basa sulla presenza di tre o più criteri (Tabella).


La sindrome metabolica
Glicemia a digiuno: 110 mg/dL
Obesità centrale: circonferenza addominale > 102 cm (uomo) e > 88 cm (donna)
Pressione arteriosa: 130/85 mmHg
Trigliceridi 150 mg/dL o uso di fibrati
Colesterolo HDL: < 40 mg/dL (uomo) e < 50 mg/dL (donne)

Nei Paesi ricchi si assiste a un progressivo aumento della prevalenza della steatosi e della sindrome metabolica. In questi pazienti il dosaggio delle transaminasi può facilitare la diagnosi di steatosi: in alcuni casi, com'è noto, il rischio di aterosclerosi è aumentato e può portare a cardiopatia ischemica o malattia cerebro-vascolare. Il livello delle transaminasi ben correla con la gravità della steatosi: spesso i pazienti con transaminasi più elevate presentano un quadro istologico alla biopsia epatica evoluto con fibrosi avanzata. Sono stati anche descritti casi con transaminasi normali, con alterazioni del metabolismo degli zuccheri e insulino-resistenza che presentavano un quadro istologico alla biopsia severo, caratterizzato da steatoepatite (NASH) e fibrosi. Il dosaggio delle transaminasi rappresenta, comunque, un buon test di screening per la steatosi.


Diagnosi

In genere viene sospettata la steatosi epatica quando il paziente ha transaminasi elevate senza bere alcolici e con i marcatori per l'epatite B e C negativi. In questi pazienti spesso, ma non sempre, è presente sovrappeso, obesità e, a volte, si associa il diabete. La diagnosi è in genere conferma dall'ecografia. In alcuni casi può essere necessario escludere malattie ereditarie o autoimmuni del fegato.
L'epatologo deciderà, considerando l'entità delle alterazioni osservate nelle indagini fatte, se procedere con la biopsia epatica. La scelta di fare biopsia, nella steatosi, è critica per alcuni motivi. È l'unico modo per ottenere una diagnosi definitiva. Consente di escludere un'eventuale altra diagnosi. È l'unica indagine che permette di evidenziare la presenza di steatoepatite, ricordando che, in questi casi, può essere presente anche la cirrosi e che la malattia è ben più evolutiva della semplice steatosi.


Il trattamento: non solo dieta

Al momento, non esiste una terapia farmacologica efficace per la steatosi. La silibina, coniugata con fosfolipidi e vitamina E, ha dimostrato qualche efficacia su alcuni parametri di danno epatico. Simile efficacia sembrano avere gli estratti del cardo mariano dal quale la silibina è estratta.
La base del trattamento è comunque orientata a rimuovere le cause della steatosi: andrà ridotto il peso corporeo, in casi di sovrappeso o obesità, il diabete, quando presente, andrà meglio controllato, la composizione della dieta dovrà seguire principi ferrei, l'attività fisica andrà stimolata e l'alcol sarà del tutto abolito.
La dieta e l'attività fisica, quindi, sono i principali provvedimenti da consigliare. Prima di affrontare una dieta è fondamentale calcolare l'indice di massa corporea (vedi la formula e la tabella del capitolo 2). Una dieta ipocalorica consigliata dal medico (dalle 1.000 alle 1.600 Kcal a seconda del sesso e del sovrappeso) deve creare un deficit di 500-1.000 Kcal al giorno per ottenere un dimagrimento di 0.5-1.0 Kg la settimana. La dieta dovrà fornire più del 50 per cento delle calorie dai carboidrati, meno del 30 per cento dai lipidi (7-10 per cento da acidi grassi saturi) e circa il 20 per cento dalle proteine. La composizione della dieta deve poi rispettare le indicazioni fornite nel capitolo 2 e deve essere ricca di fibre, verdure, frutta e povera in grassi di origine animale.
L'attività fisica dovrà essere svolta per almeno un'ora al giorno tutti i giorni o, al minimo, a giorni alterni. È possibile camminare, aumentando progressivamente la distanza percorsa di 500 passi ogni tre giorni, compiendo sino a 10.000 - 12.000 passi al giorno; circa cinque chilometri, misurabili con un contapassi. In alternativa si può correre (20-40 minuti al giorno), andare in bicicletta o nuotare (45-60 minuti al giorno). Questa terapia, che è anche comportamentale, composta di dieta e attività fisica, è fondamentale per avere a disposizione gli strumenti indispensabili a modificare il proprio stile di vita.
La steatosi epatica ha una prognosi in genere favorevole, eccetto i casi di steatoepatite, da un punto di vista strettamente "epatologico". Essendo però associata molto spesso alla sindrome metabolica, la steatosi diventa una spia fondamentale di un problema metabolico più complesso, che deve essere affrontato con energia per ridurre il rischio di malattie cardiache, circolatorie e di ictus. È, infatti, dimostrato come l'elevazione delle transaminasi, secondaria alla steatosi e alla sindrome metabolica, correla con un'aumentata probabilità di morte per infarto miocardico o ictus. Dobbiamo sempre ricordare, ricordo di sovente ai pazienti, che «il grasso accumulato nel nostro fegato possiamo trovarlo anche nelle arterie coronarie» e, proseguo, «lì sarà responsabile di danni ben più gravi di quelli causati alle cellule del fegato».
Il migliore stile di vista da adottare per prevenire e curare la steatosi epatica è indicato nel mio libro "Fegato sano. Il segreto per una vita in ottima salute" Edizioni L'Età dell'Acquario, 2010, pagine 152, 16 euro). Chi volesse invece leggere il parere di epidemiologi, ricercatori e clinici su questa malattia del fegato può consultare quest'altro mio libro: "La salute del tuo fegato. Prevenire e curare steatosi, epatite e cirrosi" (SugarCo, 2010, pagine 220 pagine, 16,00 euro).

Dr. Salvatore Ricca Rosellini
U.O. Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva
Forlì (FC)


Share: