Gamma -GT

La gamma-glutamiltransferasi è un enzima contenuto in molti tessuti. Aumenta in caso di assunzione di alcol, di particolari farmaci e nelle epatopatie. È indicativo di colestasi o ostruzione biliare se associato all’elevazione della fosfatasi alcalina.


Gilbert, sindrome di

Iperbilirubinemia benigna ad andamento cronico, legata a una difettosa captazione epatica della bilirubina. Un modesto eccesso di bilirubina non coniugata nel sangue (tra i 2 e i 6 mg/dL) è la sola alterazione significativa dovuta all’ìttero di Gilbert, che è la più comune fra tutte le iperbilirubinemie e che dura per tutta la vita. Si evidenzia il più delle volte in giovani che lamentano sintomatologia vaga e non specifica. I valori della bilirubinemia tendono ad aumentare con il digiuno e dopo stress.


HAV

Hepatitis A virus, virus dell’epatite A. Può essere studiato con alcuni marcatori:
Anti-HAV-IgM, positivo nell’epatite acuta A (indica un’infezione da virus A in atto o recente; può essere negativo nelle fasi precoci. Persiste 3-6 mesi dopo l’infezione acuta)
Anti-HAV-IgG, positivo dopo una pregressa epatite A o la vaccinazione (indica, quindi, una pregressa infezione e un’immunità acquisita nei riguardi del virus A; non ha valore per la diagnosi d’infezione acuta da virus A.)


HBV

Hepatitis B virus, virus dell’epatite B. Può essere studiato con alcuni marcatori:
HBsAg, antigene di superficie, positivo durante l’infezione da virus B (è il primo marker ad apparire nel siero nell’infezione acuta; la sua scomparsa indica la guarigione dell’infezione. La persistenza nel siero nel tempo indica un’infezione cronica.)
HBsAb, anticorpo dell’antigene di superficie, positivo dopo una pregressa epatite B o dopo la vaccinazione (il monitoraggio dei livelli sierici non è necessario nei soggetti ai quali è stato somministrato il vaccino. Un risultato positivo in un individuo con storia di recente infezione acuta da virus B indica la risoluzione dell’infezione. In genere non è riscontrato positivo nel siero degli individui HBsAg positivi. La concentrazione degli anticorpi può ridursi nel tempo.)
HBcAb-IgM, anticorpi anti-core, positivo durante l’infezione da virus B (nell’individuo HBsAg positivo indica, in genere, un’infezione acuta. Può essere utilizzato nel sospetto che il paziente sia in una fase di convalescenza precoce “periodo finestra” - 2-16 settimane dopo l’infezione - quando HBsAg non è più riconoscibile e i livelli di HBsAb non sono determinabili. È positivo nell’epatite fulminante quando il sistema immune ha eliminato rapidamente HBsAg. Può essere determinabile nel siero per alcuni mesi dopo l’infezione acuta. Livelli sierici non elevati possono essere riconoscibili nei pazienti con infezione cronica da virus B; identifica i portatori del virus B con malattia da quelli senza malattia, nei quali l’anticorpo è assente. Questo test non viene utilizzato, per il ristretto campo d’utilizzo e per la sensibilità non elevata dei kit commerciali, in molti laboratori.)
HBcAb-IgG, positivo durante o per pregressa infezione da virus B (può persistere per tutta la vita. È assente negli individui divenuti immuni per il virus B in seguito alla vaccinazione.)
HBeAg, se positivo indica lo stato replicativo del virus B wild-type (è considerato anche marker d’infettività. Però l’assenza di HBeAg in un individuo HBsAg positivo non consente di escludere l’infettività. L’infezione da virus mutante (HBeAg negativa) è, infatti, caratterizzata da replica virale in presenza di anti-HBe. Può essere utilizzato per controllare la risposta alla terapia - solo nei pazienti “e” positivi - dell’infezione cronica da virus B.)
HBeAb, positivo dopo lo stadio replicativo del virus B wild-type (nell’epatite acuta B può indicare un’iniziale fase di risoluzione. Gli individui HBsAg positivi e HBeAb positivi possono essere infettanti. L’infezione da virus mutante - “e” negativa - è caratterizzata da replica virale in presenza di HBeAb.)
HBV-DNA, positivo durante l’infezione da virus B (test utilizzato per approfondimento specialistico; determina la presenza del DNA del virus B nel siero ed è una misura della replicazione virale nel fegato. Utile nell’approfondimento diagnostico dei casi con sospetta infezione cronica B e antigene “e” negativo e nel controllo dei risultati delle terapie anti-virali.)


HCV

Hepatitis C virus, virus dell’epatite C. Può essere studiato con alcuni marcatori:
Anti-HCV, positivo durante o dopo l’infezione da virus C (test per la diagnosi dell’epatite C. La presenza degli anticorpi può essere dovuta a infezione acuta o cronica. Può essere negativo nelle fasi precoci dell’infezione C. Può indicare la presenza di un’infezione cronica da virus C anche in presenza di transaminasi normali.)
HCV-RNA, positivo durante l’infezione da virus C (test utilizzato per approfondimento specialistico. Determina la presenza di RNA circolante nel siero ed è una misura della replicazione del virus nel fegato. Può essere utilizzato per confermare la presenza d’infezione da virus C e per controllare l’efficacia della terapia antivirale somministrata. È positivo nelle fasi precoci dell’infezione quando gli anticorpi non sono ancora riconoscibili e nei pazienti immuno-compromessi con anticorpi non determinabili.)


HBIG

Hepatitis B Immune globulin, Immunoglobuline anti-HBsAg specifiche somministrabili per via parenterale.


HRQL

Health-related quality of life, qualità della vita correlata alla salute.


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