Epatite autoimmune

Epatite autoimmune

Le malattie autoimmuni sono quelle nelle quali l’organismo, attraverso il proprio sistema immunitario, attacca uno o più organi del proprio corpo. Alcune di queste malattie, come il lupus eritematoso sistemico, riguardano addirittura tutto l’organismo. Altre, come quelle del fegato, colpiscono solo un organo.

Le cause di queste malattie non sono note, anche se fattori ereditari e genetici possono predisporre a queste malattie. I pazienti con malattie autoimmuni possono avere nel loro sangue anticorpi specifici contro parti del proprio corpo. Questi anticorpi, che possono essere dosati grazie a specifici esami di laboratorio, sono noti come “autoanticorpi”.
Le principali malattie autoimmuni del fegato sono l’epatite autoimmune, la cirrosi biliare primitiva e la colangite sclerosante primaria. Nell’epatite autoimmune l’aggressione immunologica è diretta verso le cellule epatiche, gli epatociti, e determina un’epatite. Nella cirrosi biliare primitiva sono attaccate le cellule dei più piccoli dotti biliari, generandosi infiammazione e ostruzione biliare. Nella colangite sclerosante primitiva sono colpiti, invece, i dotti biliari, interni ed esterni al fegato, causando un rallentato flusso di bile.
Tutte queste malattie, ovviamente, non sono contagiose.

L’epatite autoimmune può esser riconosciuta, come altre epatiti, dalla presenza di elevazione delle transaminasi. Pur essendo una malattia cronica, si può manifestare come un’epatite acuta con febbre, ittero e insufficienza epatica. L’attività delle transaminasi gioca un ruolo importante all’inizio della terapia e per controllare la risposta al trattamento. Sono descritti principalmente due tipi di epatite autoimmune: la tipo 1 è caratterizzata dalla presenza di anticorpi anti-nucleo (ANA) e anti-muscolo liscio (SMA). L’epatite autoimmune tipo 2 è caratterizzata dagli anticorpi anti-microsomi-1 di fegato e rene (anti-LKM-1) e anti-citosol-1 epatico (anti-LC-1). L’epatite tipo 1 colpisce tutte le età con prevalenza delle donne (rapporto 1:3 fra uomini e donne); la tipo 2, più rara e più severa, è più frequente nei bambini, negli adolescenti e nei giovani con un rapporto fra maschi e femmine di 1:20. La storia di precedenti malattie autoimmuni (come la tiroidite) aumenta la probabilità della malattia.


Diagnosi di epatite autoimmune

L’epatite autoimmune è sospettata, principalmente, nelle giovani donne. In questa malattia le gamma globuline sono particolarmente aumentate e, per fare la diagnosi, è utile dosare questi autoanticorpi: ANA, SMA, anti-LKM. Importante anche l’ecografia dell’addome superiore e, eventualmente, la biopsia epatica. Per porre diagnosi di epatite autoimmune è stata elaborata, da un gruppo di studio internazionale (l’International autoimmune hepatitis group), uno schema che consente di calcolare un punteggio che rende più o meno verosimile la diagnosi.


La terapia dell'epatite autoimmune

La terapia è steroidea. Al cortisone può essere affiancata l’azatioprina, al fine di ridurre la posologia e gli effetti collaterali dello steroide. La terapia di mantenimento, per trovare le dosi minime di farmaci necessari a controllare la malattia, si raggiunge con tentativi ed errori. Nonostante la terapia, l’epatite autoimmune può evolvere, in alcuni casi, in cirrosi. Il trapianto di fegato può essere indicato nelle pazienti più giovani e con una malattia scompensata. Spesso la malattia, forse per la terapia antirigetto, non si ripresenta nel fegato trapiantato.

Dr. Salvatore Ricca Rosellini
U.O. di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva
Forlì (FC)


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