Cirrosi biliare primitiva

La cirrosi biliare primitiva

La cirrosi biliare primitiva è una malattia che interessa, nella maggior parte dei casi, le donne. Nota dagli anni Cinquanta, non è in realtà sempre una cirrosi.

Nella maggior parte dei casi è più simile a un’epatite che, solo negli stadi più avanzati, raggiungerà la fibrosi e poi la cirrosi. È una malattia spesso asintomatica e difficile da sospettare. Oltre all’elevazione delle transaminasi si osserva, in modo caratteristico, l’elevazione della fosfatasi alcalina e della gamma-GT. Le pazienti, quando gli stadi non sono gli iniziali, si lamentano spesso del prurito e della secchezza degli occhi e della bocca (sindrome sicca) dovuta a ridotta secrezione lacrimale e salivare.


Diagnosi e trattamento

Il sospetto diagnostico di cirrosi biliare primitiva è confermato dagli anticorpi anti-mitocondri (AMA) e, a volte, anche dall’anti-nucleo (ANA). Alcuni casi di cirrosi biliare primitiva sono negativi per gli anti-mitocondrio. La diagnosi si avvarrà anche dell’ecografia e, in molti casi, sarà necessaria la biopsia epatica. La biopsia epatica, infatti, può fornire la conferma della diagnosi e definire lo stadio istologico.
Trattamento
Le pazienti possono essere trattate con acido ursodesossicolico. I farmaci immunosoppressori non si sono dimostrati efficaci. Per il prurito, frequente in questi casi, può essere utilizzata la colestiramina e il colestipol. Per l’osteoporosi, che spesso complica la malattia, può essere somministrato calcio e vitamina D. Può essere necessaria anche la periodica somministrazione di vitamine liposolubili delle quali è compromesso l’assorbimento (vitamine K, A, E). La cirrosi biliare primitiva, nelle fasi avanzate della malattia e quando compare ittero, può essere trattata ricorrendo al trapianto di fegato. L’esercizio fisico può essere utile per prevenire l’osteoporosi. È importante moderare l’uso dell’alcol, che può peggiorare l’epatopatia. È importante la cura della pelle che, a causa del prurito e del grattamento, può danneggiarsi. Può essere necessario l’uso di lacrime artificiali per la secchezza congiuntivale.

Dr. Salvatore Ricca Rosellini
U.O. di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva
Forlì (FC)


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