Biopsia epatica

Biopsia epatica

La biopsia epatica consiste nel prelevare un piccolo frammento di tessuto epatico e nell’esaminarlo al microscopio dopo opportuni trattamenti e colorazioni. Nonostante il ruolo fondamentale delle indagini di laboratorio e strumentali descritte, la biopsia epatica rimane il metodo migliore e di riferimento per la diagnosi delle malattie del fegato ed è, in genere, l’ultimo stadio del percorso diagnostico proposto dal medico per le epatopatie.


La biopsia consente di formulare una diagnosi precisa e di chiarire eventuali dubbi sulla natura della malattia; fornisce dati importanti per giudicare la gravità della patologia e, in qualche modo, prevederne anche l’evoluzione.
In genere, è impiegata per le malattie croniche che hanno varia origine e che sono causate da infiammazione del fegato che si associa, ed evolve, in fibrosi. La metodica, pur essendo invasiva, comporta un rischio abbastanza basso di complicanze. Il paziente non deve avere un numero ridotto di piastrine, l’attività protrombinica (INR) deve essere normale e, dalla storia clinica, non debbono emergere malattie o carenze della coagulazione del sangue. È importante sospendere farmaci antiaggreganti piastrinici o anticoagulanti come il Coumadin. La biopsia è sconsigliata quando nell’addome è presente liquido (ascite) o il paziente lamenta dolore addominale per malattie della colecisti, pancreatite o occlusione intestinale.
Fra le complicanze della biopsia sono stati descritti l’emoperitoneo (che è un’emorragia nella cavità peritoneale dell’addome), la peritonite biliare (per la presenza di bile fuoriuscita dal fegato o dalle vie biliari nella cavità peritoneale), emotorace (emorragia con sangue nella cavità pleurica), pneumotorace (presenza di aria nella cavità pleurica), sanguinamento all’interno del fegato con formazione di un ematoma (è una raccolta di sangue ben delimitata dentro al fegato), puntura e perforazione di altri organi e, complicanza più comune e meno grave, dolore. Il rischio di morte, dopo biopsia è molto basso e inferiore allo 0,01 per cento.
Oggi le complicanze sono molto rare, grazie all'introduzione della biopsia epatica eseguita con guida ecografica e di nuovi aghi di minore calibro e meno traumatici rispetto al passato. La biopsia non determina alcuna modificazione nel fegato e non influisce sul decorso della malattia. Nel caso di lesioni nodulari del fegato la biopsia sarà sempre eseguita ecoguidata o con guida TAC.
La preoccupazione del doversi sottoporre a biopsia epatica in genere provoca ansietà nel paziente: un atteggiamento mentale positivo rende, al contrario, meglio superabile il piccolo trauma della biopsia. La procedura prevede una degenza minima e può anche essere eseguita al mattino in regime di Day Hospital. Il paziente deve essere a digiuno e sdraiato nel lettino. Previa disinfezione della cute e anestesia locale, in corrispondenza di uno spazio intercostale di destra, o per via sottocostale s’introduce un ago. L'ago, che è fornito di punta tranciante con canale interno in aspirazione, attraversa i vari strati dei tessuti sino al fegato ove, in profondità, è in grado di prelevare un sottile frustolo di tessuto epatico della lunghezza di qualche centimetro e largo poco più di un millimetro.
Dopo la biopsia è raccomandato il riposo a letto e il controllo delle condizioni del paziente da parte di un infermiere. Il medico potrà intervenire in caso di sintomi come dolore, difficoltà di respiro, accelerazione del battito cardiaco, riduzione della pressione arteriosa o della saturazione in ossigeno del sangue periferico.
Nel primo pomeriggio, in genere, il paziente è dimesso dal Day Hospital con la raccomandazione di trascorrere in riposo un paio di giorni e di avvisare tempestivamente, i congiunti e quindi l’ospedale, nel caso comparissero sintomi, come il dolore, che potrebbero far sospettare una complicanza.


Biopsia epatica trans-giugulare

Questa modalità di esecuzione della biopsia del fegato s’impiega raramente. E solo quando è presente ascite o quando, pur essendo la coagulazione del sangue molto compromessa, è indispensabile prelevare un campione di fegato da analizzare. Questa biopsia non è eseguita in tutti gli ospedali. Il radiologo procede con un catetere attraverso la vena giugulare interna del collo: un sottile ago consentirà di prelevare un frammento di fegato utile per l’esame istologico.
Biopsia epatica chirurgica
Quando un paziente epatopatico è sottoposto a intervento per altro motivo, ad esempio una colecistectomia, si può chiedere al chirurgo di descrivere la superficie del fegato (molto alterata e caratteristica, ad esempio, nel caso della cirrosi) e di eseguire una biopsia.


Interpretazione della biopsia

Il medico e lo specialista devono aiutare nell’interpretazione del risultato della biopsia. Nel caso dell’epatite virale, ad esempio, verrà descritta l’attività infiammatoria con il grado (da 0 a 4, da fegato normale a flogosi severa) e la fibrosi, con lo stadio (da 0 a 4, da fegato normale alla cirrosi). La biopsia può evidenziare anche la presenza di grasso (steatosi), l’accumulo di metalli come il ferro e può descrivere l’infiammazione secondaria all’abuso alcolico.


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